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Interviste: Area Pirata

Area Pirata è una delle etichette più attive del panorama indipendente, con un catalogo ricco e vario, tra ristampe pregevoli su vinile e nuove produzioni. Abbiamo scambiato due chiacchiere con Jacopo Giannetti, fondatore assieme a Tiziano Rimonti della label toscana. 


Come, quando e perché nasce Area Pirata?
Area Pirata nasce ufficialmente nel 2001 per stampare dischi che nessuno stava facendo e che avremmo voluto avere. Siamo toscani e le nostre basi sono punk/HC. Sia io che Tiziano avevamo un sacco di amici che hanno fatto parte della scena del Gran Ducato Hardcore, alcuni in gruppi che tutti conoscono, altri in formazioni “minori” che avevano registrato magari anche solo un nastro, a volte nemmeno quello, ma che erano stati parte attiva della scena. È quindi cresciuta la voglia di puntare un riflettore su chi era passato più inosservato. Da lì abbiamo iniziato a lavorare alla raccolta “Urla dal Granducato”, poi ci siamo fatti prendere la mano…


Chi ha avuto l’idea del nome, che in ambito discografico sembra quasi un richiamo al “pirataggio” di dischi? 
Effettivamente Tiziano, prima che decidessimo di partire come etichetta, faceva spesso “banchini” al Macchia Nera di Pisa e aveva chiamato la distro Area Pirata. Ci è sembrato naturale mantenere il nome, non avremmo mai pensato all’epoca che ci saremmo trovati a parlarne dopo tanti anni e che le nostre uscite sarebbero arrivate all’estero. L’avremmo chiamata Area Pirata comunque! 


Qual è stata la vostra prima uscita/produzione e cosa ricordate di quel momento?
La primissima uscita, prima ancora di decidere di iniziare a lavorare come etichetta vera e propria, è stata “Scorie”, un CD compilation. Eravamo completamente a digiuno di tutto, ma ci siamo messi a coordinare tutta una serie di gruppi toscani e non, nostri amici, per evitare di fare cento demotape ma un unico lavoro e in modo che non si disperdessero le forze nella promozione delle band. Non lo so se ha funzionato, ma per noi è stata una bellissima esperienza!


Fin dall’inizio il vostro catalogo punta su due tipi di produzioni: ristampe e novità. Come cambia l’approccio dell’etichetta a seconda di queste due tipologie di prodotti? Con quali criteri scegliete cosa ristampare e quale disco nuovo produrre?
Tutto dipende sempre se ci piace un disco o meno. Sul versante HC ci siamo sempre mossi a livello di gruppi del GDHC, mentre sul garage la scena italiana è stata tra le migliori qualitativamente, quindi abbiamo di conseguenza contattato etichette e band che ci sarebbe piaciuto riproporre. Per i gruppi nuovi, ascoltiamo tutto quello che ci viene mandato: è bello vederli crescere e spesso crescere insieme, è un po’ come farne parte. A livello promozionale abbiamo lo stesso approccio. 


Spaziate appunto tra garage, rock’n’roll, punk in molte sue diramazioni, hardcore… È importante per voi avere un target musicale e una identità ben definiti? 
Sì, vero, da sempre abbiamo avuto uno spettro di ascolti molto vario, per questo non siamo mai stati un’etichetta solo garage o solo HC. Stampiamo solo quello che ci piace, non ne facciamo mai una questione di target da raggiungere. Ci siamo solo dati dei limiti per non esagerare, stampare ad esempio un gruppo death metal non avrebbe senso né per noi né per la band. Abbiamo però avuto proposte…

Anche durante il lockdown avete mantenuto una certa costanza nelle vostre uscite. Come avete gestito questo periodo difficile per tutta la filiera della musica? 
Fortunatamente abbiamo uno zoccolo duro che ci ha supportato sui nostri canali, bandcamp e sito, però abbiamo dovuto interrompere le uscite dei gruppi in attività per concentrarci sulle ristampe e… sperare. È andata bene per ora.

Come vi avvicinate ai gruppi nuovi da produrre? Il demo ha ancora una grande importanza nell’era dei social?
Si, per noi è sempre un elemento importante, anche se tanti gruppi te li presentano come primo disco. Cerchiamo di ascoltare sempre tutto quello che ci viene mandato con la massima attenzione, è da questi ascolti che decidiamo se iniziare o meno un rapporto col gruppo. Naturalmente, molto dipende anche dai nostri impegni del momento, non si può far uscire tutto quello che ci piace.



Qual è invece il ruolo di un’etichetta indipendente nell’era delle autoproduzioni e appunto dei social?
Un’etichetta, oggi, deve cercare di arrivare dove un gruppo non può, grazie a rapporti coltivati negli anni con chi contribuisce a mantenere viva la musica, anche se non la crea direttamente. Parlo del giornalista “vero” ma anche del ragazzo che ha voglia di sbattersi per fare una fanzine (sia cartacea che web), di chi ha un blog, delle altre etichette con cui scambiamo materiale e dei distributori ufficiali.

Tra le vostre ristampe ci sono anche dischi di formazioni storiche del punk HC italiano degli anni 80. Cosa vuol dire essere punk oggi? 
Non ho vissuto quegli anni, anagraficamente sono arrivato fuori tempo massimo, sono riuscito a vedere qualche gruppo nella seconda metà degli anni 80, Ricordo quando mi sono fatto la crestina e Mariella dei Not Moving mi ha fatto i complimenti per il taglio estivo facendomi capire che non era più il caso… Sicuramente, oggi non si può immaginare un movimento di rottura come all’epoca. Di certo, essere punk oggi non significa scatenarsi sui social. Non ho una ricetta, mi sento solo di dire di cercare la coerenza in quello che si fa, sarebbe già un bel risultato e non semplice in questo periodo. 



Qual è la parte più complessa nel ristampare un disco ormai fuori catalogo o di una band scomparsa dalle scene, come ad esempio gli Outta Place? 
La fase più complicata è sempre quella di arrivare ai master originali, le famose bobine, e non è così semplice. Per assurdo quella degli Outta Place è stata tra le ristampe più semplici da realizzare, con Orin Portnoy, il bassista, si è instaurato un rapporto di amicizia e di reciproco rispetto da quando avevamo stampato il disco del suo ultimo gruppo (The 16eys). Un giorno mi ha semplicemente scritto dicendomi che aveva ritrovato varie bobine degli Outta Place con diverso materiale inedito, demo, vari live.  Aveva parlato con gli altri del gruppo e potevamo farne quello che volevamo. Usciranno infatti altre cose oltre alla ristampa del disco che è andato immediatamente sold out. Alla fine abbiamo dovuto chiedere il permesso per alcuni brani del demo già editi, ma abbiamo trovato molta disponibilità, essere in giro da un po’ dà i suoi frutti.

Quali sono state le tappe, o scelte, fondamentali che hanno accompagnato la vostra etichetta fino ai giorni nostri? 
È difficile risponderti, sono passati diversi anni e le scelte sono state molte. Ti posso dire che ristampare “Emerge” dei Morlocks ha aumentato parecchio la nostra visibilità. È stata un’ottima decisione.


Com’è cambiato il pubblico che compra dischi? Avete assistito a un ricambio generazionale vero e proprio? 
Purtroppo non vedo un grandissimo ricambio, anche se da quando è tornato il supporto in vinile qualcosa si è mosso. Speriamo che non sia solo un periodo ma che questi ragazzi continuino a seguire, sia andando a riscoprire i classici ma soprattutto supportando le nuove band, perché è lì che parte il vero ricambio generazionale. 

Avete infatti molte uscite su vinile. Oltre ad avere una grande richiesta, rappresenta per voi un’opportunità per fornire un prodotto esclusivo? Questa grande offerta di vinili, spesso a tiratura limitata e colorati, proveniente da più parti può avere secondo voi anche dei risvolti negativi?
Siamo cresciuti comprando LP e continuiamo a farlo, è il nostro supporto preferito e siamo molto contenti che oggi sia tornato alla ribalta. Cerchiamo di fare delle belle edizioni perché a noi piacerebbe comprarle così, senza esagerare con i mille colori o gadget allegati. Effettivamente, qualcuno sta un po’ esagerando, a volte non capisco se si sta parlando di musica o di altro, l’oggetto è forse diventato troppo importante, ma penso che non andrà avanti molto. 



Qual è l’attualità imminente di Area Pirata? Nuove uscite?
Oltre agli Outta Place abbiamo ristampato “Shakin street”, il secondo Lp dei Sick Rose e un doppio CD antologico dei Views di cui andiamo molto fieri perché sono un gruppo fantastico che era stato un po’ dimenticato. In questi giorni è uscito per la prima volta in vinile “Voglio di più” degli Angeli, la band di Tax (Negazione) e Massimo (Indigesti, Negazione), un album a cui sono molto legato. Il 18 giugno presenteremo il nuovo album di Elli De Mon che si chiamerà “Countin’ the blues” e uscirà sia in cd che in vinile.  


Cinque produzioni di Area Pirata per rappresentare al meglio l’etichetta?
Difficile rispondere, sono tantissime oramai e ogni scarrafone è bello a mamma sua!!!

Le domande del Mago Trippone!

Da questa intervista inauguriamo la collaborazione con il Mago Trippone di Trippa Shake, che si è divertito a fare due domande:
Quando il medico vi domanda se fate aria, cosa vi viene in mente? Gonfiamo i palloncini alle feste di compleanno

Un ristorantino da urlo in zona Pontedera?
A Pontedera non lo so ma io, a 100 metri da casa, qua a Viareggio, ho una trattoria che fa pesce freso e non si spende niente (se vuoi il pane ti alzi e te lo tagli). Quando passi ti ci porto!


Pogo Zine

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