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intervista: Luca dei MEGANOIDI

Un anno fa usciva “Mescla”, l’ultimo lavoro dei Meganoidi. Sono passati dodici mesi e nel mondo è successo davvero di tutto. L’occasione è sempre buona per parlare di questo e di molto altro con il chitarrista e trombettista della band, Luca Guercio. 

(Dan)

“Into the darkness, into the moda” compie 20 anni quest’anno. Avete pensato a come festeggiarlo?

In questo momento pensare a come festeggiare qualcosa che necessiterebbe di un meraviglioso assembramento è molto difficile, però appena si potrà riprendere con l’attività live, cercheremo di pianificare un modo per festeggiare il nostro primo album, dal momento che pur essendo nati del 1998, è uscito prima nel 2000 ed è stato poi ristampato con “Supereroi” nel 2001. Adesso che mi ci fai pensare, si potrebbe pensare a un bel vinile… 

Cosa ricordate di quel disco e dei primi passi dei Meganoidi? C’è qualcosa che vi manca di quegli anni?

Del disco d’esordio ricordiamo sicuramente la magia, ma questa magia partì nel 1998 quando ancora non eravamo in alcun modo distribuiti, non avevamo brani in radio… eppure, suonavamo ai concerti e le persone conoscevano tutti i pezzi. Era l’inizio di Napster, si era già palesato da parte di chi ci ascoltava un forte affetto e una voglia di venire ai nostri concerti. In realtà il pubblico e chi ci ha permesso di suonare facendoci fare i primi passi sono i veri protagonisti dell’inizio della nostra storia e anche del proseguimento. Si è molto abituati a vedere le band e gli artisti come i protagonisti di un percorso, in realtà questa passeggiata si fa tutti insieme, con lo staff tecnico, con promoter, booking, uffici stampa, pubblico, ecc… Una cosa che non deve mai mancare in questo mestiere è quella piccola dose d’incoscienza e una forte curiosità, che a noi non sono mai venute meno. Non c’è quindi nulla che ci manca dell’inizio perché abbiamo sempre vissuto tutto con una sincera spontaneità. L’unica cosa che ci manca molto è non potere fare quello che ci piace nel presente. 

“Mescla” è uscito un anno fa, poco prima del casino sanitario che ne ha limitato la promozione e i concerti a supporto. Come avete vissuto tutto questo? 

In effetti, detta così ci stai facendo iniziare a pensare che riceveremo a breve il “premio internazionale per il tempismo perfetto”. Questa situazione l’abbiamo vissuta male e la stiamo vivendo allo stesso modo tuttora, inutile negarlo cercando di coprirsi il fisico infreddolito con una misera copertina di ottimismo con scritto “andrà tutto bene”. La musica e la cultura hanno bisogno di ripartire e alcune cose non possono essere “reinventate”, come molti continuano a dire senza sapere neanche di cosa parlano. Si possono adottare degli escamotage per ingannare l’attesa, ma lo scopo deve essere quello di ripartire e ritornare a farlo addirittura meglio di prima e con molta più passione. Un live in streaming non può rimpiazzare un concerto dal vivo, quattro attori che parlano davanti a una webcam non saranno mai come uno spettacolo in teatro, esattamente come scambiarsi foto erotiche non potrà mai sostituire il fare l’amore. Ci rendiamo conto che ormai l’universo social ci sta purtroppo abituando a questo, soprattutto in termini di confronto, basta vedere i botta e risposta che ci sono in giro, fatte da persone ormai così incollate al proprio ego da non essere più in grado di sviluppare un pensiero critico. Inoltre, quello che ci auguriamo è proprio quello di continuare a fare squadra come il mondo dello spettacolo ha dimostrato di essere in grado di fare in quest’anno. 

In questi mesi non avete suonato sui balconi né pubblicato focacce sui social ma comunque realizzato nuovi videoclip per i singoli tratti da “Mescla”. Come vi siete mossi?

Beh, ci siamo mossi sempre con lo stesso spirito, ovvero quello di adattarci al momento storico, se si pensa ad esempio che per fare uscire qualcosa durante il lockdown abbiamo aggregato video casalinghi dei nostri amici (perché la parola fan ci sta sul belino) mentre cantavano o ballavano su “Persone nuove”. Abbiamo inoltre pubblicato da poco il video di “Esercito in Tv”, fatto rigorosamente rispettando tutte le norme. Infatti nel video c’è solo Davide, per evitare di fare assembramento in playback con tutta la band, e gli attori del video sono congiunti. Comunque, in questi giorni stiamo proprio ragionando su qualcosa di nuovo per ingannare l’attesa.

Lo hai accennato prima, cosa pensate della situazione attuale relativa ai concerti e alla cultura in generale? 

La situazione è tragica, ci sono spiragli di comprensione del problema da parte dell’opinione pubblica e della nostra classe dirigente. Si deve assolutamente trovare un sistema per iniziare a ripartire, tutti devono fare un passo in avanti se ce lo permetteranno. Prima di tutto, ogni ingranaggio che compone un evento live dovrà iniziare a non fare ricadere il rischio d’impresa su pochi. I promoter, gli organizzatori e le agenzie di booking sono e saranno elementi indispensabili più degli stessi artisti per fare ripartire il tutto, quindi sarà importantissimo che gli artisti siano in grado di rinunciare a qualcosa per andare a ricostruire un tessuto che purtroppo è stato strappato dalla pandemia. 

È dura mantenere il contatto con i fan, anzi gli amici, in un periodo come questo?

Forse per chi non lo ha mai mantenuto, ma per noi è piuttosto naturale farlo attraverso i social anche durante i periodi di attività, quindi questo momento è più sopportabile che per altri. Il nostro rapporto con il pubblico non è fatto di schiamazzo sui post o su mille condivisioni, ma è molto capillare e chi ci segue sa benissimo di cosa stiamo parlando, perché rispondiamo direttamente a ogni messaggio sui social, su youtube, sulle stories di Instagram… Questo perché senza l’amore di chi ci segue non avremmo combinato granché in questi ormai 23 anni. Siamo genovesi e molto riservarti, amiamo parlare direttamente con le persone che ci seguono, ascoltare non solo complimenti ma critiche, osservazioni e vere e proprie recensioni dei nostri lavori. Una cosa che forse non perderemo mai è la gratitudine, per chi ci segue ma anche per chi aiuta ogni volta la nostra piccola combriccola di operai delle note a portare in giro la nostra musica.

Tornando a “Mescla”, ha un suono pop e solare con arrangiamenti quasi più essenziali rispetto ai precedenti lavori. È stata una cosa voluta o nata per caso?

Abbiamo sempre seguito un flusso creativo molto naturale, ma sicuramente il desiderio di essenzialità e concretezza nel modo di scrivere nasce dalla maturità. Una maturità non solo dettata dallo scorrere anagrafico, ma soprattutto dalla volontà di migliorarsi. “Mescla”,  che vuol dire “miscuglio” in portoghese, è un disco che narra in modo schietto il nostro istinto a mescolare le nostre emozioni con la musica, non preoccupandoci mai di cosa potrà piacere o meno, perché non riusciamo a smettere di essere autentici. A volte sbagliamo e a volte no, ma non rinunceremmo mai alla libertà di non essere mai nella condizione di rimpiangere di avere fatto diversamente.

“Mescla”, attraverso le sue canzoni e i video, parla molto di interazione tra le persone, mi verrebbe da dire di aggregazione se ormai questa parola non fosse diventata tabù… 

Beh, l’ultimo singolo “Esercito in Tv” è stato definito da molti “profetico” per via di alcuni versi come “le distanze sono un’ottima scusa per restare uniti”, la verità è che eravamo tutti distanti ancora prima della pandemia, non abbiamo di sicuro predetto il futuro. Il termine “aggregazione” non dovrà mai diventare un tabù, i significati sono importanti anche se ormai vengono spesso utilizzati in modo inappropriato, basta pensare al “distanziamento sociale” che è chiaramente una stronzata, poiché è comprensibile quello fisico ma quello sociale non deve mai e poi mai verificarsi. “Mesca” è un album che parla di come si possa viaggiare guardando anche semplicemente negli occhi le persone, parlando e confrontandosi. È un album che rispecchia il nostro modo di essere, molte delle cose complicate che ci si presentano nella vita possono essere affrontate in un modo molto più semplice e genuino di quanto si creda. 

Guardando alla discografia dei Meganoidi, possiamo dire che non avete mai cercato di bissare o ripetere cose già fatte in passato. Avete mai avuto ripensamenti? 

Assolutamente no, perché un cammino è fatto di passi buoni ma anche di passi falsi e se rinunci a quelli, rinunci alla possibilità di evolverti. Non abbiamo mai avuto ripensamenti, al massimo ci siamo fatti delle autocritiche riguardo l’esigenza di promuovere o arrangiare, arrangiare diversamente e in modo più accurato. 

Possiamo dire che l’attitudine punk degli esordi ha lasciato spazio negli anni a un approccio più cantautorale?

Noi che siamo dei soggetti allergici alle definizioni, abbiamo trovato un modo divertente per definire quello che facciamo ed è “cantautorato spinto”, quindi in qualche modo è un cantautorato punk. Purtroppo siamo sempre stati difficili da etichettare, forse perché non ce ne è mai fregato molto di essere qualcosa, quando potevamo molto più semplicemente essere i Meganoidi, nel bene e nel male. 

Come pensate che sia cambiato il gruppo e i suoi componenti in questo lasso di tempo?

Beh, la matrice è la stessa, siamo sicuramente diventati migliori sia come musicisti che come persone, non abbiamo perso durante il percorso la curiosità e l’entusiasmo, forse la cosa che è cambiata rispetto al passato, ma che sicuramente qualunque individuo crescendo conosce, è la capacità di fiutare le perdite di tempo rispetto al passato. Questo fiuto si è affinato come quello di un segugio.

Rimpianti e soddisfazioni maggiori lungo il vostro artistico? Avreste fatto cose diversamente?

Non abbiamo rimpianti e la soddisfazione maggiore è forse il fatto di non averne. Avremmo sicuramente fatto meglio, perché siamo sempre molto autocritici, ma cerchiamo di imparare dai nostri errori e di fare sempre meglio rispetto alle nostre possibilità. 

Pogo Zine

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